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venerdì 23 luglio 2021



I surrogati e l’originale


        Trattando della storia di Lanital mi sono venuti alla mente, alcuni li ho citati, molti altri surrogati, per cui l’azione di surroga o surrogazione non è così comprensibile immediatamente a tutti. Occorre quindi distinguere tra surrogati alimentari e non. Molto sviluppato il settore delle fibre artificiali in sostituzione di quelle naturali animali (lana, seta) e a quelle vegetali (cotone, lino, canapa ecc.). La fabbricazione di queste fibre, più costose, era soggetta a rischi dovuti a malattie o a condizioni climatiche e ambientali, a situazioni geopolitiche, a guerra e così via. Iniziò così un’alleanza tra chimici e tessili che produsse nuovi tessuti, meno costosi, e quindi più commerciabili come il raion che prese il posto della seta, il lanital di cui abbiamo già raccontato in sostituzione della lana, alcune di queste come il fiocco si usava miscelarle a quelle naturali in qualche caso migliorandone le caratteristiche. Di sicuro la loro diffusione fu ampia, tessuti, vestiti, calze, fino a quel tempo prerogativa delle classi sociali più abbienti, fecero la loro apparizione negli armadi delle classi più povere che abbandonarono così i rozzi tessuti fino ad allora di loro tradizione. Alcune fibre artificiali diedero vita a nuove fibre come il cellophane usato nell’industria alimentare. In alcuni casi avremo fibre artificiali di origine animale (lanital) o vegetale (raion o rayon) e anche fibre di sintesi come il nylon scoperto nel 1937.

Fu soprattutto la politica autarchica, intrapresa dal governo dal 1936, a dare un notevole impulso al consumo di fibre tessili artificiali, agevolando anche lo sviluppo di nuovi impieghi. I filati artificiali, spesso mescolati alla canapa, sostituirono il lino e il cotone nella biancheria e vennero utilizzati in ampia misura anche nell'abbigliamento estivo. Nella produzione di abiti da uomo furono usati tessuti di raion, fiocco, lana e lanital. Per la cronaca: a usufruire maggiormente delle fibre artificiali o sintetiche furono gli ombrelli che da quegli anni non furono quasi più prodotti con fibre naturali come seta e cotone.

Durante la Prima guerra mondiale, la flotta della Triplice intesa impediva l'arrivo di trasporti via mare in Germania; nacquero così molti surrogati (ersatz, che divenne anche la parola inglese poi surrogate), come la gomma sintetica (Buna della società tedesca IG Farben, prodotta dal petrolio), il benzene per il riscaldamento, la nitrocellulosa e l’amianto per usi diversi.

Chi si ricorda la galalite, estratta dalla caseina del latte, una compatta e resistente simil-resina che sostituiva bene il corno naturale, l'ambra, l'avorio, la tartaruga e il corallo, di questo materiale erano fatti i bottoni, i telefoni, gli interruttori e tanto altro.

Carl Scholler negli anni Trenta riuscì infine ad ottenere industrialmente grandi quantità di alcool, lievito e tannino utilizzando i soli cascami del legno, con l'aggiunta di acidi diluiti in soluzioni zuccherine al quattro per cento. Somministrando un terreno di cultura di sali di potassio, azoto, magnesio e fosforo, i fermenti hanno modo di riprodursi, e in tal modo lo scienziato ottiene, da 100 chili di trucioli di legno, ben 25 chili di lievito secco alimentare, ricchissimo di proteine (56% di «albumine», come le chiamavano allora). I due terzi della legna secca dei boschi potrebbero essere trasformati in prodotti energetici di importanza strategica: zucchero alimentare greggio (poi convertito in glucosio raffinato) e foraggio. Anche le patate in quegli anni vengono sempre più trasformate prima in fiocchi secchi a prova di conservazione e poi in zucchero di sintesi e in alcool. Da qui la battuta: spirito di patata.

Due chili e mezzo di pezzetti di legno o di segatura grossa sostituiscono un buon litro di benzina. La cellulosa del legno veniva essiccata e imbevuta di lisciva di soda, e poi ridotta in una massa fibrosa dall'aspetto di segatura. Questa massa, mescolata con solfuro di carbonio dà lo xantogenato, che a sua volta sciolto in lisciva di soda diluita origina la viscosa, un liquido sciropposo che è filtrato e lasciato maturare per molti giorni prima di essere trafilato attraverso trafile di metallo. che contano da 50 a 800 fori. Boschi interi furono trasformati in calze di seta da donna, in cravatte e luccicanti vestiti da ballo. I primi pneumatici per automobili di caucciù artificiale, il duprene, apparvero sul mercato degli Stati Uniti nel 1934.

“Diffidare dalle imitazioni” avvertivano le etichette di certi prodotti affermati; ma in realtà l'industria e l'artigianato dell'epoca erano in grado di imitare un po' tutto, dall' aceto di vino al miele d'api, dai liquori al caffè, al vino d'uva.

Fu creata e diffusa negli anni Trenta in America (l’era del proibizionismo) la cosiddetta «birra di temperanza», dapprima pensata per quaccheri, musulmani e igienisti, poi indirizzata un po' a tutti come bevanda alternativa non alcoolica. Si scioglie in acqua un estratto sciropposo di malto d'orzo torrefatto, si aromatizza e insaporisce con estratto di fiori di luppolo e si rende più spumeggiante incorporando anidride carbonica. Questa birra, però, si altera con facilità se non viene pastorizzata.

Il burro di latte era surrogato da un miscuglio di sego bovino, strutto di maiale, burro di cocco, grasso di balena e margarine varie. Le margarine ebbero proprio in quegli anni la loro prima stagione d'oro. I grassi animali e vegetali incommestibili venivano idrogenati per renderli palatabili e commercialmente interessanti, corretti con tracce di latte inacidito, gelatina animale, caseina, sciroppo di glucosio, perché il surrogato schiumeggiasse e imbrunisse alla fiamma come il vero burro.

Dalle imitazioni del cioccolato e del caffè sa tutto anche l'epoca moderna. Il primo era ed è surrogato da farina di polpa di carruba, grassi vegetali e pasta di nocciole (tipo «Nutella»); il secondo da cereali misti tostati, radici (bardana, cicoria radicchio, rape, barbabietole), frutti (fichi datteri, carrube, arachidi e perfino fagioli arrostiti).

Scrive Giovani Ballarini sulla rivista dei Georgofili:

“I surrogati alimentari sono quei cibi che per somiglianza di sapori, apporto calorico, e proprietà organolettiche vanno a completare o sostituire una dieta tradizionale generalmente in situazioni di crisi alimentare. Alcuni esempi: al posto del tè, ovviamente di importazione inglese, si propone il karkadè, infuso importato dalle colonie italiane. Il caffè venne sostituito da orzo. Quando nel 1939 è vietata la vendita della carne per due giorni a settimana (tre giorni nel 1940) si invita la popolazione a mangiare pesce e in generale si promuove il consumo di coniglio. Per fare il pane si miscela la farina di grano, con quella di mais. Alla pasta si sostituisce il consumo di riso, anche in province dove non era abitudine consumarne”.

Potremmo chiamarli surrogati, imitazioni, succedanei, sofisticazioni, falsificazioni, termini che usiamo attribuire a quei Paesi che imitano i prodotti altrui, come la Cina ma non solo anche il Brasile, gli USA e tanti altri paesi. Lo chiamano italian sounding (suono italiano) perché a imitazione dei nomi italiani circolano nel mondo prodotti alimentari come: parmesan, parmesao, reggianito, Bordolino (bianco e rosso), Kressecco ecc. Ormai la produzione di questi alimenti supera quella degli originali.

Surrogato può essere interpretato anche in modo estensivo e figurativo, con riferimento a cose varie, anche non materiali, ciò che sostituisce un’altra cosa in modo imperfetto vediamone alcuni:

surrogati della moneta, nel linguaggio economico e commerciale, come le cambiali e i titoli di stato;

surrogare il mutuo, cioè passarlo a un altro istituto di credito a condizioni più favorevoli;

questa non è cultura, è solo un suo surrogato;

Il camper o la roulotte sono i surrogati di un’abitazione;

anche la maternità può essere surrogata;

le bambole o gli animali domestici possono essere i surrogati dei figli;

“scrivere era per lui un surrogato della forza vitale che infuriava sul mondo nei mesi del sole” scrive Pietro Citati.

Alla Fondazione Prada a Milano nel 2019 si è tenuta una mostra dal titolo: “Surrogati. Un amore ideale”. Attraverso una selezione di 42 opere fotografiche di Jamie Diamond (Brooklyn, USA, 1983) ed Elena Dorfman (Boston, USA, 1965), il progetto esplora i concetti di amore familiare, romantico ed erotico. Entrambe le artiste scelgono un aspetto specifico e insolito di questo tema universale: il legame emozionale tra un uomo o una donna e una rappresentazione artificiale dell’essere umano.

Diffidate dunque dalle imitazioni e preferite gli esemplari originali siano essi persone, cose, alimenti, denaro, pensieri e idee.

Nelle immagini; Riso italiano; Cucina autarchica; Non togliete il pane; Okebon; Fake Food; Il falso è servito; Bambola, Cane vestito, Prego italian sauce, Parmesan












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