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sabato 17 luglio 2021

 

Vestirsi di latte di mucca e andarne fieri

                Ferretti Antonio Carlo è nato a Gavardo nel 1889, primo di 10 fratelli, il padre è stato per vari anni sindaco del comune di nascita della famiglia. Giovanissimo, a causa della malattia del padre, si trova a condurre l’azienda di laterizi. Con l’entrata in guerra nel 1915 si dovette poi reinventare le attività dell’azienda che trasformò in azienda bellica e meccanica per la fabbricazione di artiglieria terrestre e marina. Dopo la guerra il matrimonio e il trasferimento a Milano dove si fece notare per le sue notevoli capacità inventive e manageriali (mobili per ufficio, stoffe per cappelli, cascami di pelle rigenerata che passò poi a Pirelli). La grande richiesta di prodotti sintetici e artificiali, di surrogati di materie prime, scarse in Europa, mise all’opera il suo genio creativo. Nel 1924 si mise allo studio per ottenere sinteticamente una lana e individuò nella caseina del latte la base tessile, dopo un riscaldamento la indurì con formaldeide e ottenne la galalite, una materia plastica della consistenza dell’avorio. Da questo risultato passò alla progettazione del filato vero e proprio che brevettò e propose a Marinotti presidente di Snia Viscosa. La produzione, prima sperimentale, passò ben presto da 100 tonnellate nel 1937 alle 14.000 nel 1940. Alla Fiera di Milano la Snia Viscosa costruì un intero padiglione dedicato a quel filato sintetico che fu chiamato patriotticamente Lanital. L’Italia in quel periodo subiva le sanzioni internazionali dovute all’aggressione dell’Etiopia, Mussolini intravede subito le potenzialità propagandistiche del prodotto para-italiano e sollecita l’azienda a farne la dovuta propaganda nazionalistica. Marinotti lancia una forte campagna commerciale e chiede al poeta futurista Filippo Tommaso Marinetti una sua pubblicazione. Il poeta risponde pronto e chiede a Bruno Munari di illustrare il libretto che prenderà il titolo di “Il poema del vestito di latte. Parole in libertà futuriste”. al brevetto si interessarono molti paesi, da quelli di grande produzione lattiera, come Olanda e Danimarca, a quelli di grande controllo sulla produzione laniera come Gran Bretagna, Austria, Belgio, Canada, Cecoslovacchia, Francia, Germania, Giappone, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Stati Uniti d'America. Dopo le vicende belliche della seconda guerra mondiale, fu ripresa la produzione col nuovo nome di merinova; le caratteristiche superiori delle nuove fibre sintetiche ottenute dai derivati del petrolio ne causarono la cessazione nel 1968. Ma ecco un saggio del poema di Marinetti:

“Tutti a ridere di gioia partecipando all’ebrezza di un filo di caseina

barcolla per la sganasciante ilarità nel mutarsi in nastro poi strilla

sono un latte che ritorna beatamente alla sua pura mammella

bobina bobina mia, mia, mia

T'impongo o sacro latte di stringere le maglie di una viscosità

re-si-sten- te”. 

            Conviene tornare un attimo alla sanzioni contro l’Italia. Da sempre il nostro paese è debitore verso altre nazioni di materie prime che da noi non ci sono o scarseggiano, come, ad esempio, il grano duro per la fabbricazione della pasta, alimento principale della dieta italiana, e tenero per il pane. Il grano migliore, al tempo era quello russo, scatta quindi il messaggio propagandistico di autarchia, cioè cerchiamo di fare da soli e produrre il massimo in proprio. Ecco così la “battaglia del grano”, il Concorso sul tema del pane, tra l’altro vinto da uno studente bresciano: Franco Tadini dell’Istituto Magistrale di Brescia. Dagli anni ‘25 ai ’30 dalla Russia si importano 20-25 milioni di quintali di grano, ancora prima delle sanzioni il problema agricolo di approvvigionamento era pesante. Si rilancia la produzione del riso e si invitano gli italiani ad abbandonare la pastasciutta, Marinett,i con altri intellettuali del tempo, si butta nella mischia al grido: “Abbasso la pastasciutta!” e si stampa, nel 1930, il Manifesto della cucina futurista (a cui seguirà due anni dopo un libro di ricette) che vedrà schierati molti personaggi del periodo. Certo non tutti sono d’accordo, nemmeno tra i fascisti, lo stesso Mussolini non si pronuncia, dalla Liguria giunge una supplica al senatore Marinetti: “Noi siamo d’accordo sul messaggio ma ci lasci, la preghiamo, le trofie, i pansoti, i mandilli de saea…” non sappiamo di proteste tra i napoletani ma forse avranno ignorato il consiglio; la Barilla pubblica sul Corriere una fotografia di Marinetti con la dicitura: “Marinetti dice basta, abolita sia la pasta, poi si scopre Marinetti che divora gli spaghetti!”.

Con le sanzioni la situazione si aggrava e sarà un proliferare di surrogati: cioccolato e caffè, burro e olio d’oliva, carne e pesce. Sarà il trionfo delle uova (per chi le ha), delle verdure e di polpette, polpettoni e ricette “a imitazione di” e le autrici del tempo come Petronilla, Ada Boni e le riviste femminili si prodigheranno in consigli: “per questi tempi eccezionali”.

Quindi torniamo al nostro ingegnere  gavardese la sua idea non si esaurisce con la chiusura della produzione di Snia Viscosa. Lanital fu acquistata da un marchio tedesco che ne fece un tessuto di alta moda e così, dopo vari passaggi di proprietà, oggi leggiamo:

“Dopo anni di ricerche, il team di DueDiLatte ha individuato nella fibra di latte quelle innumerevoli proprietà che contribuiscono alla creazione di capi di abbigliamento a basso impatto ambientale, senza però rinunciare all'estetica”.

Antonio Ferretti di Gavardo morirà a Milano il 4 novembre del 1955 con i titoli di Commendatore di San Giorgio, Grande ufficiale della corona e Cavaliere del lavoro, onorificenze all’ingegno bresciano.

Nelle illustrazioni: Lanital Snia Viscosa pubblicità; Fiera di Milano padiglione Lanital; Racconti di cose belle e buone dei bresciani; La cucina futurista; Marinetti e gli spaghetti; Ricette per tempi eccezionali di Petronilla; Due di latte modello.










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