Gli gnocchi
Qualche tempo fa al corso di cucina di Nonsolonoi a Rezzato, rivolto alle persone straniere, abbiamo affrontato un tema golosamente bresciano: gli gnocchi. Tutti pensano agli gnocchi di patate, ma le patate sono un alimento usato solo da pochi secoli, i contadini hanno accolto freddamente la solanacea; abituati da millenni a osservare il comportamento degli animali, vedevano che questi non mangiavano la pianta perché velenosa e solo i maiali sembravano ghiotti delle patate (come dei tartufi). Quindi abbiamo fatto sì degli gnocchi di patate ma abbiamo allargato l’orizzonte culinario agli gnocchi precedenti la scoperta delle patate, e abbiamo fatto degli antichi gnocchi di pane, riutilizzando del pane avanzato (ecco il tema del recupero), ma poi abbiamo alzato l’assicella del gusto proponendo degli gnocchi di semolino, cosiddetti alla romana (io ho qualche dubbio che siano romani), poi tornando alla cucina povera e degli avanzi abbiamo proposto degli gnocchi di polenta e, per finire, una goduriosa ricetta francese, gli gnocchi alla parigina, che vede una pâte à choux (un impasto da bigné salato) versato in acqua bollente salata e poi adagiato in una pirofila ed infine gratinato in forno fino a gonfiarsi. Un mondo quello degli gnocchi (a dire gli gnocchi, come vuole la Crusca, si impasta un po' la bocca, non vi pare?) che esprime varietà di gusti e forme di tutto rispetto a prescindere dalle radici povere di questo piatto. In questi giorni di Carrnevale a San Zeno di Verona si festeggia il Papà Gnoccolaro.
Sotto in ordine: di pane, di polenta, di semolino, alla parigina




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