I casoncelli dei bresciani
Questa volta vi racconto di uno dei piatti più amati dai bresciani: i casoncelli anzi, i casonsèi. È vero che non tutte le lande bresciane li chiamano così, anzi è con questo piatto che si scatena la creatività fonetica e linguistica dei nostri dialetti. Ammettiamolo una volta per tutte noi non abbiamo un solo dialetto, ne abbiamo molti e molto diversi l’uno dall'altro, ma su questo argomento ci torneremo.
Allora casoncelli (che molti trovano una brutta italianizzazione di casonsèi). Ma che dire di canunsèi, cadonsèi, se ci avvicendiamo nella Bassa possiamo incontrare i tortelli che vestono un’aria mantovana. Se invece saliamo nella Valcamonica si scatenano con pì (o pipì) fahacc ad Artogne, i calsù a Pontedilegno e Vione, i caicc a Breno ma anche ravioli.
Se invece vogliamo entrare nei loro ripieni si va da quello povero della Bassa: solo pane, formaggio e un po' d’erbette in primavera. In città si usa riempirli con carne di brasato, da Gambara in giù troveremo la zucca, a Barbariga e Longhena il ripieno è a base di carne macinata, in Valtrompia e Valsabbia seguono la tipologia cittadina, mentre la Valcamonica preferisce inserirvi macinato di maiale, patate e, quando è stagione il peruc, una specie di erba selvatica (bonus henricus) che assomiglia agli spinaci. I Caicc di Breno e di Esine li accompagnano con la polenta. Infatti, Piergiorgio Cinelli canta: Polenta e casonsèi. Resiste in Alta Valcamonica una versione dolce-salata con un ripieno a base di pere, amaretti e uvetta.
Di seguito vediamo nell'ordine: casoncelli bresciani, casoncelli di Barbariga, caicc di Breno, calsù di Pontedilegno, pì fahacc di Artogne.





Nessun commento:
Posta un commento