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martedì 14 aprile 2020


Le erbe spontanee o selvatiche

È primavera, è tempo di erbe selvatiche! Noi bresciani siamo tra gli ultimi raccoglitori di erbe spontanee e la nostra cucina primaverile e non solo, riflette questa abitudine. Quest’anno pare che la stagione sia in anticipo, quindi apriamo gli occhi, armiamoci di coltellino e cesto e affrontiamo la ricerca. Al tempo di coronavirus la ricerca è al sicuro essendo affidata ai singoli. La povertà dei nostri paesi, ha potuto esprimersi in una ricerca e conoscenza di erbe e fiori commestibili che hanno sopperito alle carenze vitaminiche di una dieta ai limiti della sopravvivenza. Così le popolazioni locali si sono potute “arricchire” di conoscenze e inventare piatti a base di germogli, radici, foglie e fiori. Carlo Magno il vincitore dei Longobardi emana il “Capitolare de villis” dove impone alcune misure per la lotta contro fame e carestie e dopo aver elencato gli animali da tenere a disposizione per la mensa quotidiana, ordina: “Vogliamo che nell'orto siano coltivate tutte le piante… tutte”.

Cosa cercare e come trasformare il raccolto? Da marzo fino ad aprile possiamo raccogliere, sempre nel rispetto della natura e delle regole:

Bubbolini
, strigoli detti verzulì i utilizza: risotto, frittate, verdura cotta Cardamine dette sonze dè galina si utilizza: minestra Chiarella detta salvia de prat si utilizza: nel soffritto o in pastella Crescione o Nasturzio detto grasù si utilizza: insalata Dente di leone o Tarassaco detto sicoria si utilizza: verdura cotta Luppolo detto loèrtis si utilizza: risotto, frittate Ortica detta urtiga si utilizza: minestra, frittate, ripieni Papavero o rosolaccio detto madunine o fantine si utilizza: minestra Pratolina detta margheritina si utilizza: insalata, minestra, purea Primula detta primola si utilizza: insalata, minestra Pungiratto o pungitopo detto spinasorèch si utilizza: verdura cotta Raperonzoli detti ramposoi si utilizza: insalata o al burro Tamaro detto ligabosch si utilizza: verdura cotta Valerianella detta sangiöle si utilizza: insalata Veronica Beccabunga detta grasù si utilizza: insalata Vitalba detta ligaseze si utilizza: verdura cotta

Per gli appassionati e per salvaguardare le nostre tradizioni voglio suggerire la lettura di due volumi di Nino Arietti il nostro più grande botanico bresciano. I volumi sono usciti nei primi anni Ottanta presso la tipografia Geroldi e quindi pressoché introvabili ma li potete scaricare dal sito dell’Ateneo Bresciano in formato PDF. I libri sono utili perché, accanto al nome latino trovate il nome italiano, le declinazioni bresciane delle varie zone, la descrizione con il disegno della pianta e il suo uso medicinale o commestibile, utilissimi anche i vari indici.

Il testo del prof Nino Arietti


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